> Varallo e la Valsesia <

Varallo è la capitale storica e culturale della Valsesia. Cittadina turistica a 456 metri s.l.m. conta circa 8000 abitanti comprese le numerose frazioni. La fama della città è data soprattutto dal suo Sacro Monte, il più importante e antico d'Europa, anche se le ricchezze artistiche e naturalistiche custodite nella cittadina rendono l'ambiente davvero affascinante. Venite a scoprirlo di persona!

Fin dalla sua fondazione, che risale ad epoca remotissima, Varallo fu considerata l'autentica capitale della Valsesia. Anticamente denominata Varale o Varades, si ha di questa cittadina una prima notizia storica nel 1028, in un diploma di concessione dell'Imperatore Corrado III al Vescovo di Novara. La storia della città si intesse strettamente con la storia dell'intera Valsesia, delineandosi da sempre come centro commerciale e politico dell'alta e della bassa vallata, nonché centro dell'antica Comunità Valsesiana, da cui dipendeva l'organizzazione e l'autonomia dei comuni valligiani. Si raggiunge la città dalla strada proveniente da Novara, o attraverso il percorso 'francese', sulla sponda destra del Sesia superando il nuovo ponte di Crevola, o con la circonvallazione panoramica, che congiunge Varallo - proseguendo poi verso l'alta valle - con viadotto sul Sesia nei pressi di Doccio. 

 Varallo mantiene ancor oggi il ruolo fondamentale di centro culturale e amministrativo della Valsesia, e riferimento inimitabile di una civiltà montana che la vallata le riconosce totalmente. Varallo comunica immediatamente questa supremazia tramite la sua configurazione urbana, i suoi numerosi monumenti disseminati nel panorama cittadino, le sue chiese, in un anfiteatro naturale che è senz'altro fra i più suggestivi e generosi dell'ambiente valsesiano. 

La città è dominata dal costone rupestre su cui è eretta la 'Nuova Gerusalemme', denominazione storica del celebre Santuario del Sacro Monte. La sua visita culturale e monumentale si connette ad una conoscenza storica della vallata che da questo centro dirama tutte le sue direttrici: dominazioni ed insediamenti, trasformazioni politiche e storia religiosa, riferimenti industriali e commerciali, arte e artigianale hanno comunque sempre Varallo al centro delle trattazioni, e hanno nei secoli conferito alla città un prestigio che non è mai tramontato. Posto alla confluenza del Sesia col Mastallone, che divide nel cuore della città vecchia l'abitato cittadino in due nuclei, uno antico e l'altro di costruzioni più recenti, Varallo ha nelle sue componenti rionali molti aspetti di grande interesse; fra testimonianze storiche ed artistiche, istituzioni culturali e religiose, componenti ambientali ed urbanistiche, esso è senza dubbio meta ideale per il turismo conoscitivo valsesiano, sia per le qualità climatiche, favorite da un'aria fresca ed ossigenata, sia per le numerose passeggiate possibili nel circondario, o come base di partenza per la visita alle vallate superiori o più semplicemente come roccaforte di un turismo religioso che al Sacro Monte ha un'espressione assai cospicua e positiva, con risvolti sensibili sull'intera economia locale. 

Entrando a Varallo da sud, s'incontra la Cappella della Madonna di Loreto, che il Butier indicava quale biglietto da visita delle ricchezze cittadine. Fu edificata nel '400; piccola ma preziosa ed armonica nel suo pulito rigore rinascimentale, conserva interventi pittorici notevoli di Gaudenzio Ferrari che sembrano anticipare le suggestioni del Sacro Monte; all'esterno, espressioni pittoriche della scuola gaudenziana, tutte di notevole bellezza. Una sapiente illuminazione la rende godibile anche nelle ore notturne ed essa pare proprio salutare idealmente l'ingresso alla città con armonia, intelligenza e ricchezza. Subito dopo la strada si apre su due direttrici: a sinistra si entra direttamente in centro passando dall'antico percorso principale, mentre a destra si apre una circonvallazione che si biforca poi, a metà altezza, verso la carrozzabile del Sacro Monte e le frazioni di Crosa, Camasco e Morondo. Se proseguiamo verso il centro, dunque, s'incontra la chiesa di San Marco, monumento nazionale, considerata una fra le più antiche della città e fra le prime della vallata. Ha un primitivo impianto architettonico di stile romanico successivamente rimaneggiato; l'interno è ad una sola navata con archi gotici ed è riccamente affrescato da pittori di scuola gaudenziana, tra i quali Giulio Cesare Luini, autore della Conversione di San Paolo. 

Percorrendo un'ampio ed elegante viale alberato, si entra nel centro storico cittadino. La piazza Vittorio Emanuele II è dominata dalla massiccia Collegiata di San Gaudenzio, che crea suggestivi effetti estetici per la sua movimentata edificazione, alleggerita nella parte superiore da un lungo ed agile loggiato. L'edificio è frutto di un rimaneggiamento operato nel '700 su di una chiesa risalente al XIII secolo ed è sede della Parrocchia varallese. Interamente costruita sulla roccia, San Gaudenzio è la chiesa più importante della Valsesia; ha un grandioso interno, ad unica navata, da cui si aprono numerose cappelle laterali ingentilite da altari e marmi settecenteschi di squisita fattura. Sull'abside, in posizione di rilievo, si trova un magnifico polittico di Gaudenzio Ferrari raccolto in una cornice barocca: molte le opere significative dell'arte valsesiana qui racchiuse e firmate da valenti artisti quali De Grott, Tabacchetti, Borsetti e Gianoli. La Parrocchiale conserva la statua veneratissima dai varallesi e valsesiani della Beata Vergine Incoronata, attorno alla quale da secoli si alimenta una devozione profonda e radicata. La Collegiata è dominata da un elegante ed antico campanile medievale, da cui si aprono sul panorama della città numerose bifore. 

Ancora nella piazza, di fronte alla Parrocchiale, il Teatro Civico, antica sede della Vicinanza varallese, oggi interamente ristrutturato e sede di prestigiose iniziative culturali e stagioni teatrali di successo. Se ci addentriamo nelle strette vie del centro storico, fra le antiche contrade cittadine, che i varallesi ancora denominano con le primitive destinazioni commerciali (contrade del burro, del vino, della lana ecc.) troviamo che sono numerose le testimonianze conservate di un passato storico importante. Molti particolari architettonici sugli edifici in stile rinascimentale e barocco, con portali, cortili, tipici loggiati valsesiani, mensole e finestre, con balconi ricamati dalle trame del ferro battuto, artigianale che in Valsesia gode di un particolare sviluppo. Svoltando a destra attraverso via don Majo, si arriva al Palazzo dei Musei, maestosa costruzione che ospita la ricca Pinacoteca (la seconda più importante della regione Piemonte dopo quella di Torino) ed il Museo di Scienze naturali Calderini fondato nel 1867. La sua visita consente un'ampia panoramica delle varie espressioni artistiche valligiane, con dipinti di tutti i principali artisti, dal Ferrari al Tanzio da Varallo, dai fratelli D'Enrico al genovese Magnasco, risalendo nelle diverse epoche che spaziano dal secolo XV fino ai tempi moderni, secondo una gradevole suddivisione per sale d'esposizione. Il Museo ospita invece preziose collezioni mineralogiche ed ornitologiche ed una collezione notevolissima di coleotteri. La stessa via don Majo si apre sulla sinistra verso l'ormai ex Ospedale cittadino e si congiunge sul fondo alla Piazza Ferrari. 

Qui è collocato il monumento dedicato all'artista, a fianco del chiostro che cinge la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, posta ai piedi della salita pedonale al Santuario. La magnifica parete Gaudenziana della chiesa della Madonna delle Grazie è stata dipinta da Gaudenzio Ferrari e raffigura in 21 tavole tutti gli avvenimenti principali della vita di Gesù, rappresentando quasi un Sacro Monte in miniatura. Già chiesa dei Frati Minori Osservanti, è fra le più suggestive della città, eretta a convento fra il 1487 ed il 1501, da padre Bernardino Caimi, fondatore del Sacro Monte. La sua semplice ma armonica architettura combacia perfettamente con l'annesso chiostro conventuale; l'interno, essenziale e severo, è dominato grandiosamente dalla stupenda Parete Gaudenziana.

Al di là di questa straordinaria testimonianza artistica, la chiesa è una delle più autorevoli e tipiche espressioni di chiesa conventuale francescana. Nell'itinerario per la visita di Varallo sono possibili molteplici direttrici, tutte intersecate fra loro; dalla piazza Ferrari ci si addentra nelle strette viuzze che compongono la parte più antica della città, passando di fronte all'abitazione del pittore, sulla stessa piazza, e giungendo al Ponte sul Mastallone, che divide Varallo vecchia dalla parte 'nuova'. Dal ponte, si vedono le vecchie abitazioni varallesi e il suggestivo percorso aperto nell'area urbana dal torrente, che poco più a valle confluisce col Sesia. Si giunge all'imbocco della strada per la Valgrande: sulla sinistra, la strada fiancheggia San Giacomo, una fra le più interessanti chiese della città: risale al 1361 e fu successivamente modificata nel XVII secolo. Sulla destra, invece, la strada costeggia l'antico Palazzo D'Adda, famiglia patrizia di origine lombarda che ebbe un ruolo fondamentale nella storia locale. 
Da qui si apre un dedalo di viuzze strette fra le antiche abitazioni, che compongono il nucleo più antico della città, con costruzioni del '500 e '600. Lasciando sulla destra la via Morgiazzi con l'Oratorio di Sant'Antonio da Padova e l'annessa cappelletta che reca un affresco di Luini, ci si porta sulla via per la Val Mastallone, su cui s'innalza il maestoso complesso del Centro Civico 'XXV Aprile', un tempo sede dello "Splendid Park Hotel", un'importante Stabilimento Idroterapico, punto d'incontro di un selezionato turismo, costruito nel secolo scorso e oggi sede dell'Istituto Alberghiero "Giulio Pastore".

Tornando verso il centro cittadino nella sua parte nuova, si incontrano diversi edifici di storica valenza. Fra questi, l'antico Palazzo Pacchetti, oggi sede della Biblioteca Civica che conserva un ingente e prezioso patrimonio librario, e, più a sud, affacciate sul viale che percorre il centro città, le ville residenziali di importanti famiglie locali, oggi divenute sedi di istituzioni come l'ottocentesca Villa Durio, sede del municipio. La panoramica ambientale di questa poliedrica ed interessante cittadina, può completarsi con accenni alle cappelle e chiesette delle immediate vicinanze (la Madonna del Cuore, su di un'altura che domina la città, salendo al Sacro Monte, l'ex chiesetta di San Pietro Martire, costruita nel 1336, sulla strada per la Val Mastallone, la quattrocentesca chiesetta di San Giovanni Battista, lungo la strada per la Valgrande per citare le più significative) e alle facili escursioni possibili dalla città che raggiungono località panoramiche affacciate sulla conca verdeggiante del territorio varallese. 

Ormai più orientata ad una totale rinascita turistico-residenziale, Varallo poggia tuttavia la propria economia su diverse aziende trainanti che interessano i settori tessili, meccanici e degli strumenti di precisione, nonché dell'artigianato. Impulsi sensibili ai settori derivano dalla recente istituzione di una nuova area per insediamenti produttivi, in regione Roccapietra.  A Varallo gravita inoltre un'area commercialmente assai estesa fatta di tanti negozi diffusi nel centro che offorno al visitatore tutto quello di cui può avere bisogno. Il carattere culturale cittadino si manifesta con molteplici occasioni d'incontri sociali: sempre ricco il calendario degli appuntamenti (stagioni concertistiche, convegni, mostre e rassegne d'arte) che vedono pure animazioni estive di grande richiamo, come l'Alpàa, grandiosa fiera che si svolge ogni anno in luglio e che, nell'arco di una decina di giorni intensi, richiama 100mila visitatori.

LA SCHEDA DELLA CITTÀ
Numero abitanti
7865
denominazione
varallesi
superficie
88,71 Kmq
altitudine
456 m s.l.m.
distanze
62 Km da Vercelli (capoluogo di Provincia)
Festa patronale
San Gaudenzio (gennaio), Madonna Incoronata (maggio/giugno)
Comuni limitrofi
Quarona, Borgosesia, Vocca, Cravagliana

 

> Il Sacro Monte di Varallo: “La Nuova Gerusalemme” <

Il Sacro Monte è stato edificato su una soglia rocciosa, posta alle pendici del monte Tre Croci sulla sinistra idrografica del fiume Sesia allo sbocco della Val Mastallone. Questo terrazzo naturale, che rappresenta l’antico livello del fondo vallivo, successivamente inciso dai ghiacciai quaternari e dalle acque del Sesia, è posto a 600 metri di quota e sovrasta il centro di Varallo (450 metri s.l.m). Da esso si domina tutta la bassa Valsesia fino al monte Fenera e, verso nord-ovest, parte del tratto intermedio, con sullo sfondo, il Monte Rosa. Un tempo erano state ampiamente diffuse le colture a terrazzi, (orti, frutteti, vigneti) che, per l’abbandono, ora sono occupate da boscaglie, di invasione con robinie, latifoglie e noccioli. Castagneti da frutto crescono ancora sui terreni più fertili; cedui di rovere e roverella con sorbo montano, bagolaro, carpino bianco e, variamente mescolati, costituiscono la struttura dei boschi originari. Il Sacro Monte di Varallo non solo è una delle attrattive più importanti di questa cittadina, (non si può parlare di Varallo senza menzionarlo), ma anche è un complesso monumentale di grande valore artistico e storico e merita perciò tutta la nostra attenzione. L’idea di riprodurre in patria i Luoghi Santi a beneficio di coloro che mai avrebbero potuto visitarli venne quasi fanaticamente perseguita da un nobile milanese, Bernardino Caimi, che era stato per breve tempo guardiano vicario del Sacro Sepolcro a Gerusalemme. Egli trovò, intorno al 1490, sulla collina che domina a nord il centro di Varallo, il luogo che più rispondeva al suo intento e subito promosse una pacifica crociata, che ottenne vasti consensi, sancita persino da una bolla di papa Innocenzo VIII, che affidava all’ordine dei Francescani la costruzione e la custodia perpetua dalla "Nuova Gerusalemme. La realizzazione di quest’opera rispondeva anche all’esigenza, molto sentita in questo periodo, di riaffermare i valori e i messaggi della Chiesa cattolica che erano stati messi in discussione dalla Riforma Protestante. Nei primi decenni del XVI secolo l’opera fu avviata con grande fervore e fu profondamente segnata dalla straordinaria personalità del valsesiano Gaudenzio Ferrari (Valduggia 1480 circa - Milano 1546), il massimo pittore del Piemonte che rielaborò in forme del tutto originali gli influssi di Leonardo Da Vinci e del Bramante. Gaudenzio Ferrari fu anche architetto e scultore e a lui si deve la fusione dei tre modi figurativi nella cappella del Sacro Monte dedicata alle Storie della Redenzione. La sua più alta realizzazione fu la cappelle della Crocifissione che segnò il modello per il completamento della grande opera. Dopo un periodo di stasi, i lavori ripresero verso la fine del 1500, nel pieno clima della Controriforma, con l’incoraggiamento di San Carlo Borromeo e con il sostegno di nobili famiglie quali i D’Adda. Il progetto della struttura definitiva fu affidata all’architetto Galeazzo Alessi e in seguito ad un altro grande artista valsesiano, Giovanni D’Enrico, che chiamò a sè come pittori i fratelli Melchiorre e Antonio (quest’ultimo si affermerà come uno dei più significativi artisti del suo tempo con il nome di Tanzio da Varallo, nominativo della nostra scuola). Nella grande fucina del sacro Monte di Varallo lavorarono poi una miriade di artisti minori che però diedero vita ad un’opera decisamente unitaria e capace di suscitare sentimenti da sempre e per sempre presenti nel cuore degli uomini.

 

Il Sacro Monte di Varallo è costituito da una Basilica e da 44 cappelle popolate da più di ottocento statue in legno e terracotta ad altezza naturale che rappresentano il dramma della vita, passione e morte di Cristo. L’area entro il recinto sacro si presenta suddivisa in due zone distinte: la prima, in pendenza, densa di verde e di piante, è organizzata come un giardino, in cui il percorso viene introdotto dalla cappella di Adamo ed Eva e del Peccato Originale (causa dell’incarnazione, passione e morte del Salvatore) a cui seguono altre che narrano le vicende della vita di Cristo, dall’Annunciazione fino all’Ingresso in Gerusalemme (n° 19). La seconda zona sulla sommità, preceduta dalla "Porta aurea" è costituita da palazzi arricchiti da portici ed è articolata in due piazze: la prima è la piazza del Tempio, la seconda è la piazza dei Tribunali. E' questa la riproduzione della città di Gerusalemme: qui le cappelle narrano i fatti dall’ultima cena (n° 20) fino alla Resurrezione di Cristo e all’Assunzione al cielo di Maria (nella Basilica). Ogni cappella ha un pronao o un portico che consente ai pellegrini di sostare davanti alla grata attraverso la quale lo sguardo coglie la rappresentazione di un momento significativo. Le pareti interne sono festosamente definite e fanno da fondale e spesso commento alla scena che è riprodotta al naturale per mezzo di gruppi statuari che tendono all’espressionismo più verista: dalle scene più semplici e raccolte, come l’Annunciazione o la Natalità, si passa a quelle più affollate e convulse, come la drammatica "Strage degli Innocenti" capaci di suscitare non solo sentimenti di devozione e di pietà, ma anche di stupore, di meraviglia e di sconcerto.